Wolfy

October 26, 2008

L’artista tedesco  spinge il fruitore ad una riflessione su  medium e  società; attraverso la presunta oggettività del primo, secondo la fede nell’immagine fotografica come indice, mette in discussione la rappresentazione della seconda e ci pone di fronte all’  « assurdo » di un processo di sublimazione dell’esperienza attraverso lo sguardo . 

La prima personale di <b>Wolfgang Tillmans</b> ( Remscheid 1968, vive tra Londra e Berlino) a Parigi, se si fa eccezione per l’esposzione museale del 2002 al Palais de Tokio, si presenta divisa in tre parti. Nella sala principale, una serie di bacheche che contengono  « puzzles » identitari ad immagine e somiglianza dell’attuale società. Sono riflessioni sulla rappresentazione di violenza e bellezza, inganno e verità, politically correct e capitalismo.  Tillmans inserisce squadre e righelli di fianco ad immagini,  riflessione su caso e  volontà ; attraverso l’esposizione di due copie, con i colori leggeremente diversi, del famoso dipinto del Bronzino raffigurante Eleonora di Toledo e suo figlio Giovanni De’ Medici, ci spinge a riflettere su « cio’ che avrebbe potuto essere », sulla veridicità della fotografia e allo stesso tempo interroga la « verità » della famiglia, mentre in un’altra vetrina denuncia l’omofobia imperante sul pianeta. Pianeta di cui ci mostra un’immagine presa da un giornale. Parafrasando Ghirri, sembra anche lui affermare che questa fotografia della terra dallo spazio, che « contiene  tutte le immagini » ,  imponga di ri-vedere il mondo.  Alle pareti che circondano le bacheche, Tillmans presenta le proprie fotografie, antitetiche rispetto a quelle raccolte, in cui l’essenza dell’immagine non si svela secondo la propria indicalità bensi’ secondo un gioco di sguardo personale, proprio di ogni spettatore, ed immagini che risultano astratte nella loro concretezza. Growth, un’edera in autunno che a distanza sembra una chioma di albero sotto i colpi del vento;  haircut, il capo di un uomo visto di spalle, figura indefinita a distanza,a cui il barbiere ha da poco finito di tagliare i capelli. Militare o giovane raver? Bellezza o morte? paper drop(space), close-up del vuoto formato da un foglio attorcigliato su stesso, astrazione e magia delle « piccole cose » come scrive Arundhati Roy. In una seconda sala, fotografie di ambienti   e  i Tamayo Lighter in cui i valori luministici sembrano quasi avere un effetto terapeutico. Nell’ultima sala il solo video presente in esposizione, Peas, una pentola di piselli che bollono, astrazione visiva e sonora. 

Una società iconica è essenzialmente divisa in due famiglie: gli illusi e gli scettici. I primi, vittime di un cortocircuito iconico, gongolano nell’osservarsi fiduciosi della realtà della propria immagine, gli altri conoscono il trucco e perdono fiducia nella rappresentazione. Tillmans debilita il discorso postmodernista e  redime l’idea di un pensiero forte attraverso cio’ di cui il postmodernismo appariva l’esito finale: la forza delle immagini. Egli svela l’incoerenza del caos iconico contemporaneo e allo stesso tempo non indica il rimedio  nel pensiero forte dell’ideologia, che al contrario smaschera attraverso processi di identificazione e di confronto, o in una cieca fiducia di stampo modernista. Suggerisce, al contrario, la via per una rigenerazione dello sguardo che deve rimanere diverso, riservato e lontano dal rumore delle immagini mediatiche . Come le sue immagini.

Advertisement

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Connecting to %s

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.