Fabrice Hyber

October 26, 2008

I lavori esposti nei due piani della galleria ci presentano un’opera multiforme in cui l’Uomo è co-protagonista, a fianco della natura, di un discorso che si dipana tra ibridazioni, utopie realizzabili e la poesia di un verde speranza.

E’ dal 2006 che <b>Fabrice Hyber</b>(Luçon 1961; vive a Parigi) è rappresentato a Parigi dalla galleria Jérôme de Noirmont.

Hyber, presente nei circuiti artistici internzazionali a partire dalla seconda metà degli anni’80, ha vinto il Leone d’Oro alla quarantasettesima Biennale di Venezia e ha partecipato ad interventi site-specific in collaborazione con enti pubblici francesi e non, risultato coerente con il suo pensiero artistico.

 La seconda personale nella galleria è una sorta di apologia di un’ipotetica relazione tra uomo e natura. Disegni, collage o installazioni , il lavoro di Hyber è imperniato sul concetto da lui ideato di Pof. Il Prototypes of Functioning Objects è il prodotto della modificazione di un oggetto familiare che diventa cosi’, inserendosi in una prospettiva Situazionista, simbolo di rivolta nei confronti di abitudini e percezioni della realtà.

 Nell’esposizione in corso, lo “shock” che scaturisce da queste specifiche incongruenze ha la funzione di mettere in discussione i comportamenti della nostra società nella relazione uomo-natura. In realtà occorre puntualizzare che, attraverso la formalizzazione di questo rapporto, Hyber si riferisce all’ Uomo e non al cittadino e che quindi il gesto, per quanto possibile, rimane estraneo ad una critica politicizzata. Sono  presenti un albero intorno ai cui rami sono attorcigliate antenne televisive, terriccio che mantiene la forma datagli dal vaso che lo conteneva, capovolto e con una antenna televisiva, di nuovo, che è inserita nella parte superiore o una sezione di prato in bilico sopra un pallone da calcio. Alla stessa maniera, sono rappresentazioni di Pof le automobili sugli alberi o le spine televisive collegate agli alberi, presenza costante nelle opere sule pareti. 

Le composizioni di Hyber, tele ad olio a cui si sovrappongono immagini ed oggetti, pur rimanendo rappresentazioni esteticamente autonome, potrebbero essere definite come raffigurazioni di  “eterorotropie comportamentali” . Il filosofo francese Foucault definisce eterotropie “utopie effettivamente realizzate “, luoghi istituzionali che vengono sovvertiti e che quindi diventano contenitori di possibilità inedite. E’ l’energia, a cui si riferisce attraverso la rappresentazione costante di antenne televisive e radici, che si sprigiona da un ipotetico legame tra uomo e natura che determinerebbe, e determina nelle operazioni artistiche realizzate da Hyber all’interno dello spazio urbano, situazioni in grado di provocare nuovi comportamenti. 

Hyber raffigura nella stessa tela alberi e robots, inserendo cosi’ l’uomo al centro di una vicenda in cui ripone la fiducia di poter realizzare un Umanesimo di sartriana definizione, ovvero la possibilità e il dovere di scegliere del proprio destino.

E.F.

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