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July 14, 2009

Untitled


Philippine vs Baldessari

October 27, 2008

Philippine vs Baldessari


On approach

October 27, 2008

…la plupart s-des commentateurs sont tombés dans le piège de l’hermeneutique,se perdant dans l’idées des niveaux cachés de sens. Je resiste à la tentation de vouloire résoudrecez puzzles symboliques…Cela ne signifie pas que les ouvresn’ont pas plusiurs niveaux de compréhension intellectuelle

Daniel Birnbaum on Matthew Barney’s work


Wolfy

October 26, 2008

L’artista tedesco  spinge il fruitore ad una riflessione su  medium e  società; attraverso la presunta oggettività del primo, secondo la fede nell’immagine fotografica come indice, mette in discussione la rappresentazione della seconda e ci pone di fronte all’  « assurdo » di un processo di sublimazione dell’esperienza attraverso lo sguardo . 

La prima personale di <b>Wolfgang Tillmans</b> ( Remscheid 1968, vive tra Londra e Berlino) a Parigi, se si fa eccezione per l’esposzione museale del 2002 al Palais de Tokio, si presenta divisa in tre parti. Nella sala principale, una serie di bacheche che contengono  « puzzles » identitari ad immagine e somiglianza dell’attuale società. Sono riflessioni sulla rappresentazione di violenza e bellezza, inganno e verità, politically correct e capitalismo.  Tillmans inserisce squadre e righelli di fianco ad immagini,  riflessione su caso e  volontà ; attraverso l’esposizione di due copie, con i colori leggeremente diversi, del famoso dipinto del Bronzino raffigurante Eleonora di Toledo e suo figlio Giovanni De’ Medici, ci spinge a riflettere su « cio’ che avrebbe potuto essere », sulla veridicità della fotografia e allo stesso tempo interroga la « verità » della famiglia, mentre in un’altra vetrina denuncia l’omofobia imperante sul pianeta. Pianeta di cui ci mostra un’immagine presa da un giornale. Parafrasando Ghirri, sembra anche lui affermare che questa fotografia della terra dallo spazio, che « contiene  tutte le immagini » ,  imponga di ri-vedere il mondo.  Alle pareti che circondano le bacheche, Tillmans presenta le proprie fotografie, antitetiche rispetto a quelle raccolte, in cui l’essenza dell’immagine non si svela secondo la propria indicalità bensi’ secondo un gioco di sguardo personale, proprio di ogni spettatore, ed immagini che risultano astratte nella loro concretezza. Growth, un’edera in autunno che a distanza sembra una chioma di albero sotto i colpi del vento;  haircut, il capo di un uomo visto di spalle, figura indefinita a distanza,a cui il barbiere ha da poco finito di tagliare i capelli. Militare o giovane raver? Bellezza o morte? paper drop(space), close-up del vuoto formato da un foglio attorcigliato su stesso, astrazione e magia delle « piccole cose » come scrive Arundhati Roy. In una seconda sala, fotografie di ambienti   e  i Tamayo Lighter in cui i valori luministici sembrano quasi avere un effetto terapeutico. Nell’ultima sala il solo video presente in esposizione, Peas, una pentola di piselli che bollono, astrazione visiva e sonora. 

Una società iconica è essenzialmente divisa in due famiglie: gli illusi e gli scettici. I primi, vittime di un cortocircuito iconico, gongolano nell’osservarsi fiduciosi della realtà della propria immagine, gli altri conoscono il trucco e perdono fiducia nella rappresentazione. Tillmans debilita il discorso postmodernista e  redime l’idea di un pensiero forte attraverso cio’ di cui il postmodernismo appariva l’esito finale: la forza delle immagini. Egli svela l’incoerenza del caos iconico contemporaneo e allo stesso tempo non indica il rimedio  nel pensiero forte dell’ideologia, che al contrario smaschera attraverso processi di identificazione e di confronto, o in una cieca fiducia di stampo modernista. Suggerisce, al contrario, la via per una rigenerazione dello sguardo che deve rimanere diverso, riservato e lontano dal rumore delle immagini mediatiche . Come le sue immagini.


Fabrice Hyber

October 26, 2008

I lavori esposti nei due piani della galleria ci presentano un’opera multiforme in cui l’Uomo è co-protagonista, a fianco della natura, di un discorso che si dipana tra ibridazioni, utopie realizzabili e la poesia di un verde speranza.

E’ dal 2006 che <b>Fabrice Hyber</b>(Luçon 1961; vive a Parigi) è rappresentato a Parigi dalla galleria Jérôme de Noirmont.

Hyber, presente nei circuiti artistici internzazionali a partire dalla seconda metà degli anni’80, ha vinto il Leone d’Oro alla quarantasettesima Biennale di Venezia e ha partecipato ad interventi site-specific in collaborazione con enti pubblici francesi e non, risultato coerente con il suo pensiero artistico.

 La seconda personale nella galleria è una sorta di apologia di un’ipotetica relazione tra uomo e natura. Disegni, collage o installazioni , il lavoro di Hyber è imperniato sul concetto da lui ideato di Pof. Il Prototypes of Functioning Objects è il prodotto della modificazione di un oggetto familiare che diventa cosi’, inserendosi in una prospettiva Situazionista, simbolo di rivolta nei confronti di abitudini e percezioni della realtà.

 Nell’esposizione in corso, lo “shock” che scaturisce da queste specifiche incongruenze ha la funzione di mettere in discussione i comportamenti della nostra società nella relazione uomo-natura. In realtà occorre puntualizzare che, attraverso la formalizzazione di questo rapporto, Hyber si riferisce all’ Uomo e non al cittadino e che quindi il gesto, per quanto possibile, rimane estraneo ad una critica politicizzata. Sono  presenti un albero intorno ai cui rami sono attorcigliate antenne televisive, terriccio che mantiene la forma datagli dal vaso che lo conteneva, capovolto e con una antenna televisiva, di nuovo, che è inserita nella parte superiore o una sezione di prato in bilico sopra un pallone da calcio. Alla stessa maniera, sono rappresentazioni di Pof le automobili sugli alberi o le spine televisive collegate agli alberi, presenza costante nelle opere sule pareti. 

Le composizioni di Hyber, tele ad olio a cui si sovrappongono immagini ed oggetti, pur rimanendo rappresentazioni esteticamente autonome, potrebbero essere definite come raffigurazioni di  “eterorotropie comportamentali” . Il filosofo francese Foucault definisce eterotropie “utopie effettivamente realizzate “, luoghi istituzionali che vengono sovvertiti e che quindi diventano contenitori di possibilità inedite. E’ l’energia, a cui si riferisce attraverso la rappresentazione costante di antenne televisive e radici, che si sprigiona da un ipotetico legame tra uomo e natura che determinerebbe, e determina nelle operazioni artistiche realizzate da Hyber all’interno dello spazio urbano, situazioni in grado di provocare nuovi comportamenti. 

Hyber raffigura nella stessa tela alberi e robots, inserendo cosi’ l’uomo al centro di una vicenda in cui ripone la fiducia di poter realizzare un Umanesimo di sartriana definizione, ovvero la possibilità e il dovere di scegliere del proprio destino.

E.F.


Tribute to elegance

October 26, 2008

la Revolution! for Obama

October 24, 2008

October 17, 2008

©E.F. @chacha

October 17, 2008

©E.F.

@chacha


©E.F. @chacha

October 17, 2008

©E.F.

@chacha


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